Multe di 30mila euro per chi viola la privacy
Scritto da Alberto Bulzatti   
sabato 01 dicembre 2007
Filmati e MMS
Filmati e MMS
ROMA
- Chi diffonde immagini con dati personali altrui non autorizzate (tramite internet, o mms) rischia grosso, anche fra i banchi di scuola: multe da 3 a 18 mila euro, o, nei casi più gravi, da 5 a 30 mila euro che possono essere comminate dall'autorità garante della privacy. Sanzioni monetarie a cui si aggiungono quelle disciplinari che spettano, invece, alla scuola.

E' quanto ha sottolineato il ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, in una direttiva inviata oggi a tutte le scuole, scritta con il parere favorevole del Garante della privacy. Il ministero, infatti, ha deciso di avviare una campagna di informazione che parte da dirigenti scolastici e docenti per far arrivare un messaggio chiaro agli studenti: chi utilizza in modo improprio immagini e filmati girati con i videofonini, rischia di pagare un conto salato. La direttiva spiega che le multe vengono comminate dal Garante, mentre le scuole autonome hanno il potere, nei regolamenti di istituto, di inibire o sottoporre ad opportune e determinate cautele l'utilizzo di mms, di registrazioni audio e video, di fotografie digitali all'interno dei locali scolastici.

"I nostri ragazzi - ha detto Fioroni presentando stamattina la circolare insieme al presidente dell'Authority Francesco Pizzetti - devono avere la consapevolezza che dai loro gesti possono derivare azioni che costituiscono una delazione della privacy altrui e che possono provocare danni che poi vanno risarciti". Fioroni, dunque, ha deciso di mettere un freno alla sempre più frequente diffusione di immagini e conversazioni 'rubate' a scuola, e poi indebitamente diffuse tramite internet, o attraverso scambio di videmomessaggi.

"Si tratta di una circolare importante - ha sottolineato Pizzetti - perchè mette al centro il dovere della scuola di informarsi per informare, di studiare per insegnare, di mettere i ragazzi in grado di essere più consapevoli di ciò che fanno".

(30 novembre 2007)
Fonte: La Repubblica.it
Ultimo aggiornamento ( giovedý 06 dicembre 2007 )